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url: "https://correntia.it/notizie/articoli/bollo-auto-elettrica-esenzione-sesto-anno/"
titolo: "Quanto costa il bollo di un'auto elettrica dopo i primi cinque anni?"
descrizione: "L'esenzione dal bollo per un'auto elettrica dura cinque anni, poi si paga un quarto. Quanto vale sul lungo periodo, e i tre casi in cui il conto cambia."
tipo: "articolo"
sezione: "Mercato"
autore: "Giovanni Arena"
pubblicato: "2026-08-25T12:00:00.000Z"
modificato: "2026-08-25T12:49:56.772Z"
minuti_lettura: 12
parole: 2380
editore: "Eratek Srl"
licenza: "CC BY 4.0"
attribuzione: "Correntia — https://correntia.it"
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# Quanto costa il bollo di un'auto elettrica dopo i primi cinque anni?

> L'esenzione dal bollo per un'auto elettrica dura cinque anni, poi si paga un quarto. Quanto vale sul lungo periodo, e i tre casi in cui il conto cambia.

Cinque. È il numero di anni per cui un'auto elettrica non paga la tassa automobilistica, e sono contati dalla prima immatricolazione, non dal giorno in cui l'auto è arrivata a te. Poi l'esenzione finisce e comincia un regime diverso, che quasi nessuno guarda prima di comprare perché arriva troppo lontano nel tempo per fare paura. Dal sesto anno si paga, e si paga **un quarto** di quello che pagherebbe una benzina con gli stessi kilowatt. Qui sotto c'è il conto di quanto vale quell'agevolazione su un possesso lungo, dove sparisce del tutto, e i due casi in cui la cifra che ti arriva è molto più alta di quella che ti aspetti.

Una cosa la dico subito, perché è la ragione per cui questo pezzo non porta una tabella regione per regione. Le venti amministrazioni pubblicano le proprie regole in venti posti diversi, con aggiornamenti che non coincidono, e una tabella copiata oggi sarebbe sbagliata fra tre mesi su almeno una riga. Ho verificato tre regioni alla pagina e ho scritto il metodo per verificare la tua.

## Cinque anni contati dall'immatricolazione, non dall'acquisto

La norma è vecchia e sta all'articolo 20 del DPR 39 del 1953. La Regione Emilia-Romagna la riassume in una riga che vale per tutta Italia, perché la fonte è nazionale: i veicoli elettrici nuovi «sono esentati dal pagamento delle tasse automobilistiche per [cinque anni a decorrere dalla data di prima immatricolazione](https://finanze.regione.emilia-romagna.it/tributi-regionali/bollo-auto/esenzioni-dal-pagamento-della-tassa/esenzioni-veicoli-elettrici)».

Prima conseguenza pratica, e riguarda chi compra usato. L'orologio parte quando l'auto viene targata la prima volta, quindi su una elettrica di tre anni restano due anni di esenzione e su una di sei non ne resta niente. Chi vende un usato giovane racconta volentieri che «il bollo non si paga», e formalmente non mente, ma sta descrivendo un vantaggio che sta finendo. Prima di firmare, guarda la data di prima immatricolazione sul documento e sottrai cinque.

Lo stesso vale per una categoria che di solito nessuno associa all'usato: i chilometri zero. Un'auto immatricolata dal concessionario per raggiungere un obiettivo di vendita è nuova nei fatti e usata nei documenti, e il quinquennio è già partito il giorno in cui il rivenditore l'ha targata. Se te la propongono a sei mesi dall'immatricolazione con lo sconto che giustifica l'operazione, quello sconto sta pagando anche mezzo anno di esenzione che hai già perso. Il calcolo resta spesso a tuo favore, ma va fatto con il numero giusto.

Seconda conseguenza, meno nota. Perché l'esenzione valga, il veicolo deve risultare elettrico puro. La stessa pagina lo dice con una precisione che vale la pena riportare: sono tali i veicoli «che al punto **P.3** della carta di circolazione presentino la sola indicazione ELETTRICA senza che compaiano altre diciture». Un ibrido, per quanto sia elettrico in città, alla voce P.3 porta anche il carburante, e cade fuori.

E c'è una terza riga che sorprende chi arriva dalle due ruote: l'agevolazione del sesto anno vale per gli autoveicoli. Per motocicli e ciclomotori elettrici la tassa, finiti i cinque anni, «deve essere corrisposta per intero». Uno scooter elettrico e una berlina elettrica, dal sesto anno in poi, non sono trattati allo stesso modo.

## Il quarto, e quanto vale su dieci anni

Dal sesto anno in poi la tassa è pari a un quarto dell'importo previsto per il corrispondente veicolo a benzina. Non serve conoscere le tariffe della tua regione per capire quanto pesa: basta il rapporto.

Facciamo il conto su un possesso di dieci anni, che è più o meno la vita di un'auto in una famiglia italiana. Cinque anni a zero e cinque anni a un quarto fanno, in tutto, 1,25 annualità piene su dieci. Vuol dire che su dieci anni un'elettrica versa il **12,5 per cento** di quello che avrebbe versato una benzina di pari potenza. Se al posto tuo l'auto la tiene un collezionista per vent'anni, il conto diventa 3,75 annualità su venti, cioè il 18,75 per cento.

Da qui esce una cosa che non avevo previsto prima di calcolarla. Più a lungo tieni l'auto, più la quota sale, perché i cinque anni gratis si diluiscono su un periodo sempre più lungo. Il valore tende al 25 per cento e non ci arriva mai, ma già al quindicesimo anno è al 16,7 per cento, cioè un terzo più alto di quello del decimo.

Detto in un altro modo: l'agevolazione è costruita per premiare chi cambia auto spesso. Chi rottama a cinque anni ha viaggiato a costo fiscale zero; chi tiene la stessa vettura per quindici paga tre annualità piene distribuite su dieci esercizi. È una scelta di politica industriale coerente con il resto degli aiuti al settore, dove il beneficio è quasi sempre legato all'immatricolazione e quasi mai al possesso, e la stessa logica l'abbiamo trovata leggendo il perimetro degli incentivi 2026.

Una nota che sfugge a molti e che pesa sul conto reale. La tassa automobilistica si paga sul possesso, non sull'uso: finché il veicolo risulta iscritto al pubblico registro a tuo nome l'obbligo resta, anche se l'auto sta ferma in garage tutto l'anno. Su una seconda vettura elettrica tenuta per le emergenze, il bollo del sesto anno diventa quindi una spesa senza contropartita, e l'unica strada per fermarlo è la radiazione o il passaggio a un altro intestatario.

La conseguenza per te è semplice. Se stai facendo il conto di quanto ti costa tenere un'elettrica, e i numeri su energia e manutenzione li abbiamo già smontati altrove, il bollo va messo a bilancio come una voce che parte da zero, si accende al sesto anno e poi resta lì. Vale poche decine di euro all'anno per un'utilitaria, e va scritto lo stesso nella colonna delle uscite.

## La riga che frega chi importa un'usata

C'è un caso in cui i cinque anni non arrivano proprio, e sta scritto nella stessa pagina, in un paragrafo che nessuna guida commerciale riporta.

Per gli autoveicoli elettrici «immatricolati come USATI» si deve corrispondere, da subito, la tassa pari a un quarto dell'importo dei corrispondenti veicoli a benzina. Il quinquennio non si applica. Riguarda le auto che entrano in Italia già targate altrove e vengono reimmatricolate qui, cioè una fetta crescente del mercato dell'usato elettrico, visto quante berline americane e quante compatte tedesche arrivano da fuori confine.

La differenza in valore assoluto è piccola, ma è reale, e va messa nel conto quando confronti due esemplari identici, uno nazionale e uno di importazione. Il secondo parte già in regime ridotto e non ha nessun anno gratis davanti, quindi a parità di prezzo e chilometri costa un pochino di più da tenere. Se il venditore ti dice il contrario, chiedigli su quale pagina l'ha letto.

## I kilowatt che il bollo guarda, e il superbollo che quasi nessuno si aspetta

Qui arriva la parte che rende il conto imprevedibile, e che collega questa tassa a un'altra cosa di cui abbiamo scritto pochi giorni fa.

La base imponibile del bollo è la potenza. La Regione Valle d'Aosta lo scrive senza giri: per le autovetture «la tassazione è basata sulla [potenza massima del motore espressa in kilowatt](https://www.regione.vda.it/finanze/tributi/bollo_auto/quanto_paga_i.asp)», e quel dato «è rinvenibile sulla carta di circolazione del veicolo». Se i kilowatt sulla carta mancano, si passa ai cavalli.

Ripeto la parte che conta: sulla carta di circolazione. Su un'auto elettrica il valore omologato che finisce lì è la potenza continua, quella che il propulsore regge per mezz'ora di seguito, e può essere lontanissima dal picco che il costruttore stampa nella pubblicità. Ne abbiamo raccontato il meccanismo nel pezzo sui limiti dei neopatentati, e si applica identico qui: due auto pubblicizzate con la stessa potenza possono pagare bolli diversi, perché a decidere è il numero di targa.

Il caso limite riguarda il superbollo, ed è dove la faccenda diventa cara. L'addizionale erariale prevista dall'articolo 23, comma 21, del decreto legge 98 del 2011 vale **20 euro per ogni kilowatt di potenza superiore a 185 kilowatt**, e la Valle d'Aosta ricorda che quella somma non compare nelle tariffe regionali perché il gettito va allo Stato. Centottantacinque kilowatt sono poco più di 251 cavalli, e sono un valore che moltissime elettriche di fascia alta superano di slancio nei materiali commerciali.

Prendiamo un caso che questo sito ha già verificato sui documenti. Una berlina elettrica venduta con 884 cavalli dichiarati porta in carta di circolazione 294 kilowatt di potenza continua. Il superbollo su quell'auto si calcola così: 294 meno 185 fa 109 kilowatt eccedenti, che per 20 euro danno **2.180 euro l'anno**. Ogni anno, in aggiunta al bollo ordinario, e senza che l'alimentazione elettrica cambi qualcosa. Niente sconto per il motore pulito, solo il conto pieno.

Duemilacentottanta euro sono più di quello che una compatta a benzina paga di bollo in dieci anni. È la voce di spesa più pesante dell'intera vita fiscale di quell'auto, e non compare in nessuna delle simulazioni che i configuratori mostrano al momento dell'ordine, dove il calcolo si ferma alla rata e all'assicurazione.

E vale il rovescio, che è la notizia buona per chi compra. Un'elettrica pubblicizzata con 300 o 400 cavalli di picco può benissimo restare sotto i 185 kilowatt di potenza continua e non vedere mai il superbollo. È la stessa asimmetria fra numero commerciale e numero di targa che decide se un neopatentato può guidarla, applicata al portafoglio invece che alla patente.

C'è anche un effetto di secondo giro, sul valore residuo. Un'auto che porta un'addizionale annua di quattro cifre se la trascina addosso per tutta la vita, e chi la compra usata eredita il conto insieme alle chiavi. Nel pezzo sui costi chilometrici avevamo visto quanto sia opaco il modo in cui si stima la svalutazione di un'elettrica: questo è uno dei pochi ingredienti di quella stima che chiunque può calcolare da solo, e che nel prezzo di mercato dell'usato di fascia alta si vede eccome.

Quindi il consiglio operativo di questa sezione è uno solo, e costa trenta secondi. Prima di firmare qualunque cosa, apri il documento del veicolo, cerca la potenza in kilowatt e confrontala con 185. Se stai valutando un'auto che ancora non esiste fisicamente, chiedi al venditore il dato di omologazione invece di quello del listino: sono due numeri diversi e uno solo finisce sull'avviso di pagamento. E se il venditore non sa di cosa stai parlando, considera che nemmeno lui ha idea di quanto ti costerà quell'auto fra sei anni.

## La regione che conta è quella dove risiedi

L'ultimo pezzo del conto non dipende dall'auto. Dipende da dove sei residente, perché la tassa automobilistica è regionale e ogni amministrazione decide le proprie agevolazioni sopra il minimo nazionale.

Due esempi verificati, che mostrano quanto è larga la forbice. La Regione Piemonte scrive che per un veicolo elettrico «il tuo veicolo rientra fra quelli a cui è concessa l'[esenzione permanente](https://www.regione.piemonte.it/web/temi/tributi/tassa-automobilistica-bollo-auto/esenzioni-per-autoveicoli-elettrici-quelli-alimentati-gas-metano-gas-propano-liquido-gpl) ("a vita")», e aggiunge che «opera in automatico senza necessità di alcuna domanda o comunicazione da parte del proprietario». Un residente in Piemonte, dal sesto anno, continua a pagare zero senza fare niente.

La Regione Valle d'Aosta prende una strada intermedia: i veicoli elettrici nuovi immatricolati dal primo gennaio 2019 sono «esentati per [ulteriori 3 anni](https://www.regione.vda.it/finanze/tributi/bollo_auto/altreesenzioni_i.asp) oltre ai 5 previsti dall'art. 20 del DPR 39/1953». Otto anni in tutto, poi il quarto.

Fra queste due posizioni stanno le altre diciotto amministrazioni, ognuna con la sua scelta e le sue scadenze. Un elenco nazionale aggiornato che le tenga insieme non esiste, ed è una lacuna del sistema più che un tuo problema. La cosa da fare è una sola: cerca il portale tributi della tua regione, apri la pagina delle esenzioni e leggi cosa dice per i veicoli elettrici. Se vuoi la cifra esatta senza interpretare niente, il servizio [Calcola il bollo](https://online.aci.it/acinet/calcolobollo/index.asp) dell'ACI è convenzionato con le amministrazioni regionali e restituisce l'importo dalla targa.

Un dettaglio che genera parecchi errori: conta la regione di **residenza dell'intestatario**, non quella in cui l'auto è stata immatricolata o dove la tieni parcheggiata. Chi si trasferisce cambia regime dall'anno successivo, in meglio o in peggio, senza che nessuno glielo comunichi. Uno studente fuori sede che intesta l'auto a sé e mantiene la residenza a casa dei genitori paga con le regole del comune di origine, e la cosa vale la pena saperla prima di scoprirla su un avviso di accertamento.

Un'obiezione la sento arrivare, e la risposta onesta è sì. Spostare la residenza per il bollo non ha senso: la differenza in gioco vale qualche decina di euro l'anno, e la residenza fiscale ne sposta molte di più su addizionali e servizi.

## Cosa non sono riuscito a mettere in tabella

Resta un buco, e lo dichiaro invece di riempirlo con numeri di seconda mano.

Le tariffe unitarie in euro per kilowatt, quelle che servirebbero a trasformare il quarto in una cifra esatta senza passare da un calcolatore, sono pubblicate dalle regioni in allegati che cambiano ogni anno e che non ho potuto riaprire uno per uno. Scrivere qui una tariffa che non ho verificato alla pagina significherebbe darti un numero che potrebbe essere quello dell'anno scorso, e su una tassa è il tipo di errore che si paga.

Manca anche una seconda cosa, e questa manca a tutti. Nessuno pubblica, modello per modello, la potenza continua omologata delle auto elettriche in vendita in Italia. È il dato da cui dipende il bollo ordinario, da cui dipende il superbollo, e da cui dipende perfino il diritto di un neopatentato a mettersi al volante. L'unico posto in cui esiste in chiaro è il documento della singola vettura, il che significa che una famiglia non può filtrare il mercato prima di andare a vederlo.

Ammetto anche il limite di questo pezzo. Ho verificato tre regioni su venti, e le ho scelte perché pubblicano il testo in una pagina apribile e non dentro un allegato che cambia ogni anno. Le altre diciassette possono avere regole che qui non compaiono, e nessuna delle tre che ho letto è più autorevole della tua sul tuo caso.

Il consiglio con cui chiudo vale per chiunque stia guardando un'elettrica in questi mesi. Fatti mandare la foto del libretto prima della trattativa e leggi tre righe: la data di prima immatricolazione, la voce P.3, i kilowatt. Da lì esce tutto il resto, compreso quanto pagherai fra sei anni, quando il venditore sarà un ricordo e l'avviso arriverà lo stesso. Le pagine regionali che ho aperto per scrivere questo pezzo sono ferme ad agosto 2026 e le agevolazioni cambiano con le leggi di bilancio, quindi tratta i tre casi qui sopra come esempi di come si legge la regola, mentre la regola che riguarda te sta sul portale tributi della tua regione e su nessun altro.



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Fonte: <https://correntia.it/notizie/articoli/bollo-auto-elettrica-esenzione-sesto-anno/> · Eratek Srl · Testo riutilizzabile con licenza CC BY 4.0, citando Correntia — https://correntia.it.
