Prova condotta a maggio 2026, ~350 km, anello dei Peloritani e urbano
Contenuto dimostrativo di test per il CMS: impressioni e numeri sono indicativi e non verificati. Da non pubblicare.
Partiamo dalla fine
Il giro l'ha chiuso. Con una sosta lunga, con la A20 affrontata a velocità da camion carico, con il valico preso in punta di piedi: ma l'ha chiuso. Ed è esattamente il modo giusto di leggere la Spring: non chiederti cosa non fa, chiediti se quello che fa ti basta.
Leggerezza come progetto
La Spring pesa quanto una segmento A a benzina di vent'anni fa, ed è la sua vera tecnologia. Con poco più di 26 kWh di batteria porta a casa percorrenze urbane che auto ben più costose si sognano, perché muovere mille chili scarsi costa poco per definizione. In città il consumo sta su valori da record e l'autonomia dichiarata da Dacia diventa quasi credibile.
Fuori città il castello scricchiola. Sulla A18 il vento contrario si sente nel volante e nella percentuale, e il sorpasso va pianificato come una manovra portuale.
La sosta a Milazzo, con calma
La ricarica DC si ferma a potenze modeste: la sosta al Parco Corolla è durata il tempo di un pranzo, non di un caffè. Su un'auto così ha senso: chi compra una Spring ricarica a casa o alla colonnina AC sotto l'ufficio, e la trasferta lunga è l'eccezione da preparare. Il costo per km resta comunque il suo asso: batteria piccola, consumi piccoli, conto piccolo.
Cosa non ho potuto provare
Il caldo estremo di agosto con il climatizzatore al massimo, che su una batteria così piccola può cambiare la lettura, e la tenuta della vernice al sole della salsedine: servono mesi, non una settimana.
A chi conviene, detto senza giri
Seconda auto di casa, tragitti sotto i 60 km al giorno, un posto dove ricaricare la notte: se ti riconosci in queste tre righe, la Spring è la spesa più razionale del mercato elettrico. Se anche solo una delle tre manca, sali di un gradino di prezzo e di batteria. La Spring onesta lo è sempre stata: sta a te esserlo sulle tue esigenze.