Un privato che oggi ordina un'auto elettrica nuova non ha alcun contributo statale da chiedere. Zero.
È il perimetro scritto nel decreto che governa il fondo automotive fino al 2030. Qui sotto i numeri, e chi invece qualcosa lo prende.
Le sei destinazioni del fondo, e cosa non c'è dentro
Il DPCM del 10 giugno 2026 rimodula il fondo automotive per il periodo 2026-2030. Il ministero lo quantifica in 1 miliardo e 343 milioni, e l'articolo 1 elenca sei finalità.
Le prime due riguardano gli investimenti delle imprese della filiera: 631 milioni sugli accordi per l'innovazione, 300 sui programmi sotto i 20 milioni. Insieme valgono il 69% del totale.
Le altre quattro sono la domanda. Ai veicoli commerciali N1 e N2 vanno 180 milioni, riservati alle piccole e medie imprese che esercitano trasporto di cose: un furgone elettrico fra 2,4 e 3,5 tonnellate con rottamazione prende 14.000 euro. Ai veicoli L1e-L7e, cioè le due ruote e i quadricicli, vanno 90 milioni dal 1° gennaio 2027, con il 30% del prezzo fino a 3.000 euro se si rottama un Euro 0-3. Agli impianti GPL e metano vanno 20 milioni. Alla ricarica domestica 68 milioni, con l'80% della spesa fino a 1.500 euro.
La sesta è l'unica che tocca l'automobile di un privato, e riguarda una locazione: 50 milioni per un programma sperimentale di noleggio sociale a lungo termine, con ISEE sotto i 30.000 euro, contratto di almeno 36 mesi e rottamazione di un veicolo fino a Euro 4. Il tetto di emissioni ammesso arriva a 135 grammi di CO2 al chilometro, quindi il veicolo può anche essere termico. UNRAE stima circa dieci mesi prima dell'apertura delle prenotazioni, per via della gara europea.
Nessuno degli otto articoli prevede un contributo all'acquisto di un'autovettura elettrica da parte di una persona fisica.
Il bonus che c'era è scaduto in giugno
Fino a pochi mesi fa un contributo esisteva. Il decreto MASE 236 del 2025 dava 11.000 euro a chi risiedeva in un'area urbana funzionale con ISEE fino a 30.000, e 9.000 fino a 40.000.
Due righe spiegano perché oggi non c'è più. L'articolo 10 fissa al 30 giugno 2026 il termine ultimo di validazione, e il contatore pubblico della piattaforma dà il plafond utilizzato al 100%: su 596,6 milioni ne restano 296.127, con 55.704 voucher validati. Al click day dell'ottobre 2025 il fondo era finito in ventiquattr'ore.
L'effetto si legge sulle immatricolazioni: quota elettrica al 10,1% a giugno 2026, massimo storico italiano, e al 5,9% a luglio. UNRAE lega le due cose alla scadenza, e scrive che il DPCM «non preveda risorse dirette a sostenere l'acquisto di vetture elettriche pure da parte dei privati, confermando l'Italia come l'unico tra i principali mercati europei privo di tali misure».
Le tre cose che restano a un privato
La prima è l'esenzione dal bollo: cinque anni dal collaudo per legge statale, poi tassa ridotta a un quarto in via permanente. Essendo una tassa regionale la durata cambia, e si va dall'esenzione permanente del Piemonte ai quattro anni dell'Umbria.
La seconda vale per chi ha l'auto dall'azienda ed è la più pesante di tutte: il fringe benefit al 10% per le elettriche a batteria, contro il 50% ordinario. Sui conti fatti nel pezzo sulle tabelle ACI, fra due versioni dello stesso modello la differenza in busta paga arriva a sei volte.
La terza è il bonus wallbox, gli stessi 68 milioni, con lo sportello ancora chiuso.
Sul fronte regionale il quadro ricalca quello nazionale: nel censimento UNRAE aggiornato al 5 agosto 2026 le uniche aperture ai privati sono i 2.000 euro della Provincia di Bolzano, subordinati a uno sconto di pari importo del venditore, e un bando comunale di Firenze. Prima di firmare conviene verificare le misure aperte oggi, perché queste finestre durano ore.
Dal 2027 una di queste si accorcia
L'articolo 13 comma 2 del decreto legislativo 147 del 7 agosto 2026, in vigore dal 12 agosto, stabilisce che dal 1° gennaio 2027 le esenzioni dal bollo previste da leggi regionali non varranno più ai fini del superbollo. Riguarda le auto sopra i 185 kW: per un'elettrica potente immatricolata dove l'esenzione regionale è permanente, dal prossimo anno quella riga torna in bolletta.
Il quadro finale è questo. Chi compra da privato paga il prezzo pieno. Chi ha un'auto aziendale ha in mano la leva più forte del sistema. Chi guida un furgone ha un contributo vero, se è abbastanza rapido al click day. Cifre lette sul DPCM 10 giugno 2026, sulla Gazzetta Ufficiale dell'8 settembre 2025 e sulle pagine MIMIT, MASE e UNRAE il 20 ottobre 2026. Un punto resta aperto: UNRAE chiede da luglio il reintegro dei 251 milioni sottratti al fondo automotive, e nessun atto ufficiale finora lo dispone.