Correntia
Ricarica

Ricaricare l'auto elettrica di notte conviene ancora?

Quanto si risparmia a ricaricare l'auto elettrica di notte, con i prezzi veri di ARERA e del mercato all'ingrosso. E la riga del contratto che decide tutto.

Ricaricare l'auto elettrica di notte conviene, ma quasi mai per il motivo che ti hanno raccontato, e in certi mesi per quasi niente. Ad agosto 2026 il mercato elettrico italiano ha pagato l'energia delle ore notturne 171,72 €/MWh e quella delle ore di punta 174,52 (GME): due euro e ottanta di scarto su mille chilowattora, cioè l'1,6 per cento.

A gennaio la stessa forbice era di 32,97 €/MWh (GME). Quasi dodici volte tanto. Lo sconto notturno, insomma, è una grandezza stagionale, e quello che ne arriva in bolletta lo decide una riga del contratto di fornitura.

Quanto si risparmia a ricaricare di notte

Parto dalla cifra, poi la smonto. Su un'auto che percorre 15.000 chilometri l'anno a 17 kWh/100, cioè 2.550 kWh di ricarica domestica, spostare tutta la ricarica dalle ore di punta a quelle notturne vale:

  • 97 centesimi l'anno in maggior tutela, ai valori per fascia del trimestre aprile-giugno 2026;
  • circa 14 euro l'anno su un'offerta di mercato costruita apposta per chi ricarica a casa, con lo sconto pieno in fascia notturna;
  • fino a 84 euro l'anno ai prezzi all'ingrosso di gennaio, che però nessun cliente domestico paga direttamente.

Tre numeri, lo stesso identico chilometraggio. La distanza fra il primo e il terzo è quasi tutto quello che serve sapere: il segnale orario esiste ed è grande, ma arriva a casa quasi spento.

Gli orari esatti delle fasce F1, F2, F3

Le fasce non se le inventa il venditore. Le definisce ARERA, e le definisce così: la F1 va «da lunedì a venerdì, dalle 8.00 alle 19.00, escluse le festività»; la F2 copre «dalle 7.00 alle 8.00 e dalle 19.00 alle 23.00» più «sabato, dalle 7.00 alle 23.00»; la F3 è tutto il resto, cioè «da lunedì a sabato, dalle 00.00 alle 7.00 e dalle 23.00 alle 24.00; domenica e festivi, tutte le ore» (glossario ARERA).

Sulle utenze domestiche però le fasce che finiscono in bolletta sono due: la F1 da una parte, la F23 dall'altra, che mette insieme le ore serali e notturne con i giorni festivi. Il contatore le registra già entrambe.

Quindi per finire in F3 non serve nessuna app: se la lavastoviglie parte alle 23 e l'auto attacca alla stessa ora, ci sono già tutte e due. La cosa da verificare viene dopo, e riguarda quanto valga esserci.

Il prezzo all'ingrosso cambia con il mese

Il posto dove la notte costa meno sul serio è il mercato all'ingrosso, ed è un posto che si può aprire. Il GME pubblica ogni mese il prezzo medio di acquisto diviso per fascia, e i due mesi che ho messo a confronto raccontano due mondi.

A gennaio 2026 la F1 stava a 151,26 €/MWh. La F2 a 137,40. La F3, che quel mese contava 344 ore contro le 220 della punta, stava a 118,29. La notte costava il 21,8 per cento in meno del giorno pieno, ed è questa la forbice che tutti hanno in testa quando dicono «ricarica di notte».

Ad agosto 2026 la F1 stava a 174,52 e la F3 a 171,72: il vantaggio notturno si era ristretto all'1,6 per cento. La F2 stava a 204,35. Sì, la fascia intermedia era arrivata a costare il 17 per cento più di quella di punta, e cioè aveva scavalcato l'ordine che ogni guida sulle fasce dà per assodato.

Vale la pena fermarsi un momento su quel rovesciamento, perché è la chiave di tutto il resto: la F1 italiana copre le ore centrali dei giorni feriali, che d'estate sono anche le ore in cui il fotovoltaico produce a pieno regime e schiaccia il prezzo all'ingrosso, mentre la F2 raccoglie la sera, cioè il momento in cui il sole se ne è andato e i condizionatori sono ancora accesi. Ad agosto il picco di costo si era spostato a dopo cena, e le fasce disegnate nel 2006 continuano a non saperlo. Ma torniamo al conto.

Su quei 2.550 chilowattora, lo spostamento dalla punta alla notte vale 84 euro ai prezzi all'ingrosso di gennaio e 7 euro a quelli di agosto. Stessa moltiplicazione, stesso chilometraggio, quasi dodici volte di differenza. E sono chilowattora contati al contatore, non in batteria: in mezzo c'è la quota che la ricarica si mangia, che su questo sito ha già un pezzo suo e qui non sposta il confronto, perché si perde nella stessa misura a qualunque ora.

Per chi ricarica a casa la conseguenza è di metodo: il risparmio notturno va riletto almeno due volte l'anno, in inverno e in piena estate. Chi lo impara una volta e poi lo tratta come una costante si sta affezionando al numero di gennaio.

In bolletta ne arrivano trentotto millesimi di centesimo

Il riferimento pubblico più solido resta il servizio di maggior tutela, che oggi copre circa tre milioni di clienti vulnerabili (ARERA). Per il trimestre aprile-giugno 2026 la spesa per la materia energia valeva 0,15837 €/kWh in F1 e 0,15799 €/kWh in F23 (ARERA).

Fai la sottrazione: 0,00038 €/kWh, trentotto millesimi di centesimo, lo 0,24 per cento. Su un pieno da 50 chilowattora fanno meno di due centesimi. Sui 2.550 kWh di un anno intero fanno novantasette centesimi.

Qui il ragionamento comune casca. Il segnale orario si vede benissimo nei numeri del GME; la tariffa regolata lo trasmette quasi azzerato, perché nasce da una media trimestrale spalmata su tutti i clienti e non ha il compito di premiare chi sposta le ore. Chi sta in tutela e punta la sveglia per attaccare la spina alle sette sta comprando un caffè all'anno, e può tranquillamente tornare a dormire.

Meglio monoraria o a fasce se ricarichi a casa?

La stessa pagina ARERA porta un terzo valore, quello di chi ha il contatore in fascia unica: 0,15811 €/kWh, esattamente in mezzo agli altri due. Da lì si ricava con una divisione una soglia che non ho trovato pubblicata da nessuna parte: perché la tariffa a fasce batta quella monoraria servono più del 68 per cento dei consumi in F23, e anche portandoli tutti là dentro il premio massimo resta di 31 centesimi l'anno.

Sul mercato libero il discorso cambia, perché la differenza fra una fascia e l'altra non la fissa un'autorità: la scrive chi vende la corrente, dentro il proprio margine. Su un'offerta pensata apposta per chi ricarica a casa ho letto questi numeri: il venditore aggiunge al prezzo dell'energia 0,0055 €/kWh in F1, 0,0022 in F2 e 0,0000 in F3, con una quota fissa di 121,11 €/POD/anno (E.ON). Lo sconto notturno non sta nell'energia: sta nella rinuncia del venditore a una fetta del proprio ricarico.

Rifacciamo il conto su quei valori. Spostare 2.550 kWh dalla punta alla notte vale 14 euro l'anno. Non male, finché non si guarda la riga sopra: quella quota fissa costa 76 euro l'anno in più dei 44,73 del riferimento regolato, cioè più di cinque volte il massimo che lo sconto orario possa restituire. Sto mettendo a confronto due cose diverse e lo dichiaro, perché la tutela vale solo per i vulnerabili. Resta che l'ordine di grandezza è quello, ed è quello a decidere.

C'è un però che pesa più degli altri, e riguarda chi si è già mosso. Con un contratto monorario la fascia oraria in bolletta non compare proprio, e puoi attaccare la spina alle tre di notte per dieci anni senza spostare un centesimo. Quindi conviene cominciare da lì: apri il contratto e cerca la parola «fasce». Se non compare, tutto il resto resta un esercizio di aritmetica.

A chi conviene spostare la ricarica di notte

Conviene comunque, per ragioni che con il prezzo dell'energia c'entrano poco. La presa di casa sta sotto i tre chilowatt e una ricarica lenta stressa meno le celle. Di notte nessuno contende il contatore al forno.

Sul risparmio, invece, il bivio è secco.

In maggior tutela, smetti di inseguire le fasce e programma la ricarica per quando fa comodo: il premio sta sotto l'euro all'anno, e vale meno del tempo che ci metti a impostarlo.

Sul mercato libero con un contratto a fasce, prendi lo spread notturno dell'offerta, moltiplicalo per i chilowattora che ricarichi in un anno e confronta il risultato con la quota fissa prima di festeggiare.

Sul mercato libero con un monorario, l'orologio è irrilevante e conta solo il prezzo per chilowattora, che puoi mettere alla prova con il calcolatore del costo di ricarica.

Una cosa non sono riuscito a scriverla e la lascio dichiarata: i valori per fascia del trimestre in corso, che ARERA su quella pagina non pubblica. E non ho messo in fila le offerte per auto elettrica in una classifica, perché le condizioni economiche cambiano a ogni rinnovo e sarebbe già sbagliata fra un mese. La lavastoviglie delle 23 resta un ottimo indizio di dove stia la F3, e un pessimo indizio di quanto valga.

Prezzi all'ingrosso GME di gennaio e agosto 2026, valori ARERA del trimestre aprile-giugno 2026, condizioni economiche dell'offerta lette a settembre 2026. Le cifre di questa pagina invecchiano in fretta: prima di decidere, riaprile.

Strumenti correlati