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Ricarica l'auto elettrica col fotovoltaico, ma prima conta le ore

Il fotovoltaico italiano manda in rete sette chilowattora su dieci. Un'auto elettrica in garage può cambiare quel numero, ma soltanto per chi parcheggia bene.

Ha senso mettere i pannelli sul tetto se poi devo ricaricare l'auto elettrica? Me lo chiedono da quando le due cose si comprano nello stesso mese, e la risposta onesta comincia da un dato che nessun preventivo ti mette in prima pagina. Non riguarda l'impianto. Riguarda l'ora in cui la tua auto è ferma.

Sette chilowattora su dieci non entrano mai in casa

Il fotovoltaico italiano è tanto. Alla fine del 2024 il GSE contava 1.875.870 impianti per 37.002 MW, con una produzione da 35.933 GWh. Nello stesso documento, però, c'è la riga che conta: gli autoconsumi si fermano intorno ai 10.700 GWh, il 30% circa della produzione totale.

Girala e diventa una frase che nessuno usa in pubblicità. Su dieci chilowattora che escono dai tetti italiani, sette se ne vanno in rete e sotto casa non ci restano. (Nella parola autoconsumo, statisticamente parlando, il prefisso lavora part time.)

Si potrebbe pensare che a tirare giù la media siano i grandi campi fotovoltaici, che in casa non hanno nessuno da servire. Il GSE ha previsto l'obiezione e pubblica anche il conto ristretto: guardando i soli impianti che un autoconsumo ce l'hanno, la quota sale al 56,4% della loro produzione netta. Anche fra chi è nato per consumarsi la propria energia, quasi metà finisce fuori.

La ragione non è nei pannelli, ed è più banale di quanto sembri. L'elettricità non si mette da parte: nell'istante in cui la cella la produce, o se la prende un apparecchio acceso in quel momento, o attraversa il contatore e va via. Il sole lavora dalle dieci alle sedici. Una famiglia consuma quando si alza e quando torna, cioè agli estremi opposti della giornata solare.

E i due destini di quel chilowattora valgono cifre lontanissime. Se te lo consumi, ti risparmi il prezzo pieno della bolletta, che dal primo luglio 2026 ARERA fissa per il cliente tipo a 31,63 centesimi al chilowattora, tasse incluse. Se lo immetti, te lo pagano al prezzo zonale orario che si forma sul Mercato del Giorno Prima: un prezzo all'ingrosso, senza oneri di rete e senza imposte, perché oneri e imposte li paghi tu quando compri, non li incassi quando vendi.

Ecco perché la domanda che fanno quasi tutti al primo appuntamento con l'installatore, quanti chilowattora produce l'impianto, è la seconda domanda. La prima è quanti riesci a usarne mentre escono.

Il residenziale autoconsuma il doppio dell'industria

C'è un dato, nello stesso rapporto, che ribalta l'intuizione di chiunque. Il GSE pubblica produzione e autoconsumi divisi per settore: il residenziale produce 8.119 GWh e ne autoconsuma 3.745, l'industria ne produce 17.917 e ne autoconsuma 3.920.

Le due divisioni le faccio io, e le scrivo per intero così le puoi rifare: 3.745 diviso 8.119 dà il 46,1% per le case, 3.920 diviso 17.917 dà il 21,9% per l'industria. Il terziario, con 2.298 su 6.845, sta al 33,6%.

Una casa è vuota tutto il giorno. Un capannone alle undici del mattino ha i macchinari accesi, gli uffici illuminati, i compressori che partono a intervalli, cioè quella contemporaneità perfetta fra produzione e consumo che a una villetta manca del tutto. Eppure autoconsuma, in percentuale, meno della metà.

La spiegazione sta altrove, e vale la pena seguirla fino in fondo perché smonta mezza pubblicità del settore. Quello che decide è il rapporto fra la superficie del tetto e la fame dell'edificio che ci vive sotto.

Un capannone ha migliaia di metri quadri di copertura piana, senza camini e senza abbaini, in genere già predisposta per reggere un carico. Chi ci mette sopra un impianto lo dimensiona su quel che il tetto consente, perché ogni metro quadro lasciato vuoto è un metro quadro che non rende, e i consumi dell'azienda diventano un vincolo secondario. Viene fuori una macchina che nelle ore centrali produce parecchio più di quanto lo stabilimento riesca a mangiare, e l'eccedenza prende la strada della rete. La percentuale di autoconsumo crolla proprio perché la produzione è sovrabbondante.

Una villetta fa il percorso opposto. Su una falda esposta bene ci stanno tre chilowatt, sei se il tetto è grande e sgombro, e quella cifra è piccola rispetto a una famiglia che d'inverno scalda con una pompa di calore e la sera accende forno e lavatrice. L'impianto arriva quasi sempre a corto rispetto ai consumi, quindi quel poco che produce trova con facilità qualcosa di acceso che se lo prenda.

Il 46% del residenziale, insomma, misura la piccolezza del tetto più della bravura di chi ci abita. Ed è il motivo per cui la percentuale di autoconsumo, presa da sola, è un indicatore che si può migliorare barando: basta installare meno pannelli. Un impianto sottodimensionato mostra numeri splendidi e ti fa risparmiare poco, perché la percentuale è alta su una torta minuscola.

Il conto che conta, allora, si fa in euro. E siccome il tetto non si allarga, l'unica leva vera che ti resta è l'altra: aumentare quello che consumi mentre il sole è alto, senza consumare di più in tutta la giornata.

L'auto raddoppia i consumi di casa, e li chiede di notte

Qui entra la macchina, ed entra con un peso che quasi nessuno mette in conto.

ARERA costruisce le sue tariffe su un cliente tipo domestico da 2.000 kWh all'anno con 3 kW di potenza impegnata. Un'auto elettrica, con l'assunzione prudente che uso da sempre in queste pagine, cioè 17 chilowattora ogni cento chilometri pagati al contatore, su dodicimila chilometri l'anno ne chiede 2.040.

Rileggi i due numeri accanto. L'auto non aggiunge una voce alla bolletta di casa: la raddoppia. Ai 31,63 centesimi di oggi sono circa 645 euro l'anno di energia in più, se quei chilowattora li compri tutti dalla rete.

Un impianto sul tetto e un'auto elettrica allo stesso indirizzo restano però due oggetti separati, che si incontrano soltanto se qualcuno li fa incontrare. La macchina chiede corrente quando è ferma, e per la maggior parte delle persone è ferma dalle otto di sera alle sette del mattino, cioè nelle undici ore in cui il tetto non produce niente.

La buona notizia è che l'auto è anche l'unico carico grosso di una casa che puoi spostare di orario senza rinunciare a niente. Il forno lo accendi quando cucini e la lavatrice la fai quando hai i panni sporchi, ma alla macchina non importa a che ora la riempi: le importa di essere piena quando parti. Nessun altro apparecchio domestico ha questa proprietà, e nessuno pesa altrettanto.

Se a casa qualcuno c'è

Lavori da casa qualche giorno a settimana, oppure sei in pensione, oppure in famiglia ci sono due auto e una resta ferma mentre l'altra esce. Qui non serve cambiare abitudini: la macchina è già parcheggiata sotto il tuo contatore nelle ore buone.

Il conto è lineare. Se metti sotto il sole anche solo metà dei 2.040 chilowattora dell'auto, sono circa 320 euro l'anno che non passano dal contatore, presi dalla parte di produzione che altrimenti avresti ceduto all'ingrosso. Serve una wallbox capace di modulare la ricarica sulla potenza in eccesso, e il contributo pubblico per installarla è quello del decreto che ho raccontato nel pezzo sul bonus wallbox, rifinanziato ma con lo sportello ancora chiuso. Per te impianto e wallbox sono un preventivo solo.

Se l'auto passa la giornata nel parcheggio dell'azienda

Qui il conto migliore non lo fai tu. Lo fa il tuo datore di lavoro, e i numeri dicono che se ne sta accorgendo.

Nel primo trimestre del 2026 il fotovoltaico italiano ha aggiunto 1.439 MW, ma con due direzioni opposte dentro: il residenziale è sceso a 313 MW, il 13% in meno dell'anno prima, mentre il comparto commerciale e industriale è salito a 566 MW, il 24% in più. Le case rallentano, le imprese accelerano.

Un'azienda che copre il parcheggio dei dipendenti con una pensilina fotovoltaica ottiene la sovrapposizione che a casa tua è quasi impossibile: le auto arrivano alle otto, restano ferme fino alle diciotto e il sole lavora esattamente in quell'intervallo. E siccome l'industria parte da quel 21,9% calcolato sopra, il margine di miglioramento è il più largo del paese: ogni chilowattora che finisce in una batteria in cortile è un chilowattora che smette di essere venduto all'ingrosso e comincia a valere il prezzo di acquisto.

Per chi legge da dipendente la conseguenza è una domanda da fare in ufficio invece che a un installatore. Se al lavoro compare una presa, il tuo impianto domestico serve per il resto della casa e la macchina si arrangia da sola, gratis o quasi, nelle ore in cui tu non ci saresti comunque stato.

Se il tetto non è tuo

Restano i condomini, gli affitti e tutti quelli che un tetto su cui decidere non ce l'hanno. Per loro la strada si chiama comunità energetica rinnovabile, e i numeri sono pubblici.

Il GSE riconosce una tariffa premio sull'energia condivisa che, per gli impianti fino a 200 kW, parte da una quota fissa di 80 euro per megawattora e può arrivare a 120 al Sud e a 130 al Nord, per una durata di vent'anni. Sopra ci si può mettere un contributo in conto capitale fino al 40% delle spese ammissibili, per impianti in comuni sotto i 50.000 abitanti, che vale ormai quasi tutta l'Italia fuori dalle grandi città.

Un avvertimento che nelle presentazioni si perde: le due cose si sommano solo in parte. Il decreto CACER prevede che con il 40% di conto capitale la tariffa premio venga ridotta di un fattore pari a 0,50, cioè dimezzata. Prendere il contributo conviene lo stesso quasi sempre, perché anticipa cassa e accorcia il rientro, ma chi ti mostra i due benefici sommati per intero sta facendo un conto che il decreto non consente. (Se in una presentazione vedi le due cifre una sotto l'altra con il totale in grassetto, hai appena imparato qualcosa su chi te la sta mostrando.)

E torna, spostata di scala, la faccenda delle ore. Nella comunità energetica l'energia condivisa si misura ora per ora fra chi immette e chi preleva: se tu ricarichi alle due di notte e l'impianto del quartiere ha smesso di produrre alle otto di sera, in quell'ora non c'è niente da condividere, solo un prelievo come tutti gli altri, e la tariffa premio non matura. Aderire a una comunità energetica e continuare a caricare la macchina nel cuore della notte è il modo più elegante di non prendere l'incentivo.

Qui il ragionamento casca, e l'accumulo lo raddrizza solo in parte

L'obiezione arriva sempre a questo punto: metto una batteria in garage e il problema dell'orario sparisce.

In parte è vero, e non ha senso negarlo: un accumulo prende l'energia dell'una del pomeriggio e te la restituisce alle dieci di sera, che è esattamente lo spostamento che serve. Quanto costi quello spostamento, però, dipende dal preventivo che ti fanno, e un prezzo di riferimento pubblico che io possa linkarti non esiste. Quindi non te lo scrivo. (So che è la parte in cui un articolo dovrebbe darti una cifra tonda, e so anche che sarebbe una cifra inventata.) Chiedi due preventivi e dividi la spesa per i chilowattora che pensi di spostare ogni anno, che è l'unico conto che vale per te.

Quello che posso dirti senza numeri di listino è il rapporto fra gli oggetti. La batteria che hai comprato con la macchina è di gran lunga il più grande accumulo che entrerà mai in quella casa, ed è già pagata. Un accumulo domestico, accanto, è una tanica. Se la tua giornata ti permette di caricare l'auto quando c'è il sole, la batteria di casa la stai comprando per fare un lavoro che il tuo garage fa già.

Se invece l'auto non c'è mai, l'accumulo ha un senso pieno, ma allora diventa una scelta sull'impianto, e va valutata con i consumi della casa in mano.

La domanda da farsi prima del preventivo

Alla fine si riduce a una riga sola, e non parla di chilowattora.

Quante ore di sole, in una settimana normale, la tua auto passa ferma attaccata al tuo contatore? Se la risposta sta sopra la decina, il fotovoltaico e la ricarica si pagano a vicenda, e i sette chilowattora su dieci da cui siamo partiti sul tuo tetto diventano molti meno. Se la risposta è zero, l'impianto può avere senso lo stesso per i consumi di casa, ma la macchina non c'entra e nessuno dovrebbe vendertela come parte del pacchetto. Se sta in mezzo, come capita quasi sempre, il conto si fa con i tuoi numeri, che sono gli unici a decidere: prendi la tua tariffa e i tuoi chilometri e passa dal costo di ricarica, poi confrontalo con quello che la guida sui conti dell'elettrico calcola per la stessa auto senza pannelli. I dati di autoconsumo di questo pezzo vengono dal rapporto statistico GSE sul solare fotovoltaico riferito al 2024, quelli sulle installazioni sono elaborazioni ITALIA SOLARE su dati Gaudì di Terna al 31 marzo 2026 e il prezzo dell'energia è quello ARERA in vigore dal primo luglio 2026, mentre le tre percentuali di autoconsumo per settore sono divisioni mie sui numeri del GSE e le trovi rifatte qui sopra, cifre alla mano.

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