Correntia
Ricarica

Colonnine, quanto costa un chilowattora operatore per operatore

Da 0,48 a 1,00 euro al chilowattora sulla stessa rete, secondo la tessera che usi. I listini pubblici degli operatori, con le penali di sosta e il roaming.

Cento chilometri alla colonnina costano fra 8 e 17 euro, e a decidere non è quanto consuma la macchina. È la tessera che tiri fuori dal portafoglio.

Ho preso i listini che gli operatori italiani pubblicano sui propri siti, li ho aperti uno per uno e li ho tradotti nella sola unità che conta per chi guida, cioè gli euro ogni cento chilometri. Il conto lo faccio con 17 chilowattora ogni cento, che è l'assunzione prudente che uso da sempre su queste pagine: chi ne consuma di meno scali in proporzione.

Le tre voci che compongono il prezzo

Un listino di ricarica pubblica ha tre componenti, e quasi tutte le discussioni ne guardano una sola.

La prima è il prezzo dell'energia al chilowattora, quello che finisce nelle pubblicità. La seconda è la tariffa di occupazione, cioè quanto costa ogni minuto in cui l'auto resta attaccata dopo che ha smesso di caricare. La terza è il prezzo in roaming, cioè quanto costa la stessa identica colonnina quando la sblocchi con la tessera di un altro operatore.

Che siano tre voci distinte non lo dico io, lo dice la norma europea. L'articolo 5 del regolamento sull'infrastruttura per i combustibili alternativi stabilisce che sopra i 50 kW il prezzo si basa sul chilowattora, ammette che il gestore «possa addebitare una tariffa di occupazione quale un prezzo per minuto onde scoraggiare l'occupazione prolungata», e obbliga chi vende il servizio a mettere a disposizione, prima dell'inizio della sessione, «tutte le informazioni sui prezzi specifiche per la sessione di ricarica, distinguendo chiaramente tra tutte le componenti di prezzo, compresi i costi di e-roaming applicabili».

Lo stesso articolo chiede che i prezzi dei gestori siano «ragionevoli, facilmente e chiaramente comparabili, trasparenti e non discriminatori». Tenete a mente l'aggettivo comparabili, perché la parte che segue serve proprio a verificare se lo siano.

Il listino, aperto riga per riga

Il quadro d'insieme lo dà l'osservatorio che Adiconsum pubblica insieme a TariffEV, e che nelle tabelle di luglio 2026 ha rilevato 447 tariffe. I prezzi medi risultano di 0,63 euro al chilowattora in alternata, 0,74 in continua e 0,74 in alta potenza, con una forbice che sull'alta potenza va da 0,54 a 0,90.

Adesso i singoli listini, tutti letti sulle pagine degli operatori.

Enel pubblica un documento con la validità stampata sopra, fino al 14 gennaio 2027, e una tabella aggiornata al 1° marzo 2026: 0,67 al chilowattora in alternata di giorno e 0,58 di notte, 0,75 in continua fino a 99 kW e 0,64 di notte, 0,86 sopra i 100 kW senza distinzione oraria. Ewiva ha abbassato la tariffa contactless a 0,80 dal 1° agosto 2026, dopo lo 0,86 del luglio precedente e lo 0,95 di prima. Free To X pubblica il listino per chi paga con la carta alla colonnina: 0,50 in alternata, 0,65 in continua, 0,79 in alta potenza. Neogy arriva a 0,98 sull'alta potenza in Italia, e scende a 0,55 in Alto Adige.

Ionity vende invece l'abbonamento. Senza, con la sua app, si parte da 0,80; con Motion a 5,99 euro al mese si scende a 0,60; con Power a 11,99 al mese si arriva a 0,48. Sotto il listino c'è una riga che vale la pena leggere: «tutti i prezzi sono minimo attuale prezzi e possono essere modificati da IONITY in qualsiasi momento». Sono prezzi minimi, quindi.

Portato sui cento chilometri, ecco cosa significa. A casa, con il prezzo di riferimento ARERA di 31,63 centesimi al chilowattora tasse incluse, si spendono 5,38 euro. Su un'alternata media si sale a 10,71. Su una continua media si arriva a 12,58. Sul peggior listino in alta potenza rilevato dall'osservatorio si tocca 15,30. Con Ionity Power si scende a 8,16, più il canone.

E qui c'è il conto che nessuno fa, cioè quando un abbonamento si ripaga. Power costa 11,99 al mese e fa risparmiare 0,32 euro al chilowattora rispetto alla tariffa senza canone: il canone rientra a 37,5 chilowattora al mese, che a questo consumo sono circa 220 chilometri. Con Motion, che risparmia 0,20, servono 30 chilowattora, cioè 176 chilometri. Chi in un mese fa meno di duecento chilometri di sola ricarica pubblica sta pagando un canone per non usarlo.

La voce che quasi nessuno guarda: la sosta al minuto

Questa è la componente che trasforma un buon prezzo in un cattivo affare, e agisce dopo che la ricarica è finita.

Enel applica 0,10 euro al minuto in alternata, 0,20 in continua e 0,30 in alta potenza, con fasce orarie diverse per tipologia. Plenitude concede sessanta minuti di franchigia e poi chiede 0,12 al minuto in alternata, 0,20 in continua e 0,30 in alta potenza. Neogy concede la stessa ora e poi si ferma a 0,15. Tesla lascia cinque minuti di tolleranza e applica la penale solo se la stazione è occupata, senza un tetto massimo di importo.

Il conto è brutale e si fa in una riga. Una sosta in alta potenza da 40 chilowattora a 0,86 costa 34,40 euro. Se l'auto resta attaccata mezz'ora in più perché stai facendo colazione, a 0,30 al minuto sono 9 euro, cioè il 26% in più: come se quel chilowattora fosse costato 1,08 invece di 0,86.

Trenta minuti di distrazione valgono, su quella sessione, quanto tre mesi di abbonamento Power.

C'è un dettaglio che vale la pena conoscere prima di attaccare, e sta nei listini di chi lavora a fasce. Duferco applica una regola secca: se la ricarica comincia in una fascia oraria e finisce in un'altra, l'intera sessione viene conteggiata alla fascia con il prezzo più alto. Attaccare alle 21:50 su una tariffa notturna che parte alle 22:00 può quindi costare più che aspettare dieci minuti.

Obiezione legittima, e la risposta onesta è che sì, sono cifre piccole prese una alla volta. Il punto è che si sommano sempre nella stessa direzione, e che nessuna di queste voci compare sul cruscotto: la vedi sull'estratto conto, un mese dopo, quando non hai più modo di attribuirla a una sosta precisa.

Il roaming, dove la stessa colonnina cambia prezzo

Adesso la parte meno trasparente di tutto il settore.

Quando usi la tessera dell'operatore A su una colonnina dell'operatore B, il prezzo non lo fa B: lo fa A, e può essere più alto o più basso di quello che B chiede ai propri clienti. Plenitude lo scrive nero su bianco sulla propria pagina tariffe, avvertendo che i prezzi applicati sulle colonnine di altri operatori «potrebbero essere inferiori o superiori» rispetto a quelli praticati da chi possiede la colonnina.

L'unico operatore italiano che pubblica un listino roaming nominativo, colonna per colonna, è Enel: nello stesso documento citato sopra c'è la tabella con venticinque gestori ospitanti. Le differenze sono larghe. Sull'alta potenza si va da 0,85 su Free2X e Repower a 1,00 su Neogy e On Charge, con Virta a 0,95 su qualunque tipo di presa. In continua Ionity passa da 0,75 a 0,92 a seconda di chi ospita.

Un euro tondo al chilowattora, su cento chilometri, fa 17 euro. È il triplo della ricarica domestica, sulla stessa auto, nello stesso giorno.

La cosa interessante è che il roaming non è sempre la scelta cara, e l'osservatorio di luglio lo dimostra: fra le migliori tariffe rilevate, otto su nove sono combinazioni in roaming, con punte di 0,39 euro al chilowattora. Dipende da quale tessera incontra quale colonnina, e non esiste una regola generale che tenga.

Una precisazione che evita un equivoco frequente, e che qui casca a proposito: ARERA non c'entra. L'Autorità scrive sul proprio sito che la ricarica dei veicoli elettrici «è un servizio che non rientra nel perimetro della regolazione affidata all'Autorità». Nessuno fissa quei prezzi per via amministrativa, li fissa il mercato, e l'unica cosa che la norma europea impone è che siano dichiarati prima della sessione.

Su questo terreno c'è anche una vicenda che non ho potuto chiudere, e la dichiaro. Nell'aprile 2023 l'Antitrust ha aperto un'istruttoria per abuso di posizione dominante contro Enel X Way ed Ewiva, contestando che le tariffe roaming all'ingrosso fossero insufficienti a garantire una redditività minima agli operatori concorrenti rispetto ai prezzi al dettaglio del gruppo. L'esito finale del procedimento non sono riuscito a verificarlo su una fonte apribile, quindi qui resta una domanda aperta e non una conclusione.

Quale tessera conviene, in tre righe

Il verdetto sta nel numero di chilometri pubblici che fai in un mese, e non nella marca dell'auto.

Sotto i duecento chilometri mensili di ricarica pubblica, nessun abbonamento si ripaga: conviene tenere due tessere senza canone e, dove possibile, il pagamento contactless diretto, che sulle reti ad alta potenza è oggi la tariffa più bassa disponibile senza vincoli. Fra i duecento e i cinquecento, un canone medio come Motion rientra con margine. Sopra, l'abbonamento con il prezzo più basso vince quasi sempre, e la differenza annua vale più di un tagliando.

Poi c'è la regola che vale per tutti e che non costa niente: prima di attaccare, guarda il prezzo che l'app espone per quella colonnina con la tua tessera, perché è l'unico numero che ti verrà addebitato. Il resto sono medie di mercato, comprese quelle di questa pagina.

Se vuoi il numero tuo invece del mio, il costo di ricarica lo calcola con la tariffa che paghi e i chilometri che fai, e per una tratta lunga conviene simulare le soste prima di partire, perché il punto in cui ti fermi decide il prezzo più di quanto lo decida l'auto. Prezzi medi di mercato dall'osservatorio Adiconsum e TariffEV, tabelle di luglio 2026, che li ha rilevati su 447 tariffe; listini dei singoli operatori dalle pagine ufficiali citate nel punto in cui compare ogni cifra, con le date di validità dove l'operatore le pubblica; prezzo domestico dal comunicato ARERA in vigore dal 1° luglio 2026. Le conversioni in euro ogni cento chilometri e i punti di pareggio degli abbonamenti sono elaborazioni nostre su quelle cifre, con il conto scritto nel testo. Quattro operatori fra i maggiori, fra cui A2A, Atlante e Tesla, non pubblicano sul web alcun listino al chilowattora e lo mostrano solo in app: per loro qui non troverete un numero.

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